Le persone mi scrivono...
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\"Voglio il lusso di litigare con te!\". Sull\'importanza del dialogo di coppia [21.Oct.2008]
Caro dottor Poli, buon anno!Mi sembra così lontano il nostro prossimo incontro…ho bisogno di raccontarti come sto.Come puoi ben immaginare, le vacanze natalizie sono andate piuttosto male: la convivenza con mio marito è sempre più insopportabile per me.Non sopporto la sua insopprimibile tendenza a farmi da padre-padrone, ma soprattutto non sopporto il suo bisogno di far finta che vada tutto bene.E’ impressionante, è fuori da ogni mia capacità di comprensione il suo modo di affrontare (o meglio non-affrontare) la situazione.Si comporta come se fossimo la famigliola della pubblicità del Mulino Bianco! Mi fa le coccole (che mi disgustano), mi ripete che mi vuole bene, mi dice che un mio bacio gli cambia la giornata.Io vorrei schiaffeggiarlo, scuoterlo quando fa così. Perché se dico qualcosa di storto sulla sua famiglia (come ovviamente successo), fa come al solito: mi risponde male davanti a tutti, si richiude nel suo silenzio, esce di casa. Dopo avermi fatto ben ben sentire in colpa, ritorna in lacrime scusandosi di avermi fatto passare una orrenda serata.Lesa maestà oppure bimbo in lacrime: il privilegio di discutere, come due persone alla pari, quello mai.Quella sera ne avevo dette molte sui suoi, solo una lo ha fatto arrabbiare: quella che a me sembrava più innocua. Ma non è questo il punto: ammetto anche di aver esagerato, ma porca miseria mi vuole bene solo quando non gli do fastidio? Allora sono un soprammobile!Non pretendo di avere ragione, pretendo che se sbaglio lui ne voglia parlare. Quando lui fa o dice qualcosa che mi da fastidio io glie ne parlo, come si fa tra persone adulte. E’ lui che ha sempre rifiutato la discussione. Glie l’ho detto: “voglio il lusso di litigare con te!”.Queste situazioni finiscono senza che lui risponda, senza aver veramente discusso; poi il giorno dopo è di nuovo “come sei bella”, “che bello quando mi dai un bacio” e via dicendo.Lui è sempre padrone offeso o bimbo da coccolare; io schiava ribelle o bambola di porcellana.Io vorrei che fossimo due persone adulte…Il peggio sai qual è ? Che queste cose che ti scrivo riesco a dirgliele solo in minima parte. Non ci riesco; non ho ancora capito bene perché mi manca la forza.Tendo ancora a reagire con il “sì, va bene” anche se vorrei scuoterlo e dirgli tutto quello che ho scritto qui.In realtà queste cose glie le ho dette, è che lui reagisce chiudendosi in silenzio, cioè rifiutando la discussione. Allora io smetto, lascio perdere. Così la discussione non avviene, proprio come vuole lui. Forse pensa che in questo modo i problemi non esistano.Una volta gli ho detto “non sopporto che ti comporti come se andasse tutto bene” e lui mi ha risposto a voce alta “non va tutto bene, lo so!” ed è rimasto zitto. Io ho pensato che non posso sempre fare tutto io e ho lasciato perdere la discussione. Lui ovviamente non l’ha proseguita e tutto è morto lì.La sera che l’ho fatto arrabbiare, dopo la mia frase “voglio il lusso di litigare con te” lui non ha più detto niente.Ieri gli ho detto: “non ho nessuna voglia di tornare a vivere con te. E’ una noia mortale stare in casa tutto il giorno”. Non mi sembra una frase da poco. Sai come ha reagito? Silenzio. Silenzio!Forse mi manca la forza di continuare davanti a queste sue reazioni: per autodifesa o per disperazione lascio perdere, mentre so che queste cose glie le devo dire, bisogna che qualcuno lo scuota!Io però non ne posso più. Capisci come mi sento? Mi sento esaurita. E provo una gran rabbia verso di lui adesso che mi rendo conto che ognuno di questi atteggiamenti è un insulto alla mia persona e alla mia intelligenza.Ho bisogno di forze per il mio cammino di crescita, in cui lui non mi è accanto e non mi è d’aiuto; e ho bisogno di altre forze per far vedere le cose anche a lui, per dirgliele, per obbligarlo ad affrontare i problemi. Basta, non ne posso più.Ci sono un sacco di altre cose su cui sto meditando e che magari nei prossimi giorni ti racconto.Una di queste è che ho capito di dover esercitare la pazienza: mi sono accorta di averne molto poca e ora voglio allenarla.Ho fretta di decidere, fretta di uscire dalle situazioni spiacevoli. Adesso devo riuscire a dire molte cose a Federico, poi si vedrà.Grazie per avermi ascoltato, come sempre.Buona giornata,Margherita
Storia di ordinaria dipendenza affettiva: lei adorante e dipendente e lui sul piedistallo [21.Oct.2008]
Caro Antonio ,certo quel giorno di Maggio che ti ho conosciuto non avrei mai immaginato che la mia strada mi avrebbe portata fin qui.E’ stato letteralmente il colpo di fulmine, quello che ogni ragazzina di 14 anni sogna: incontrare il proprio principe azzurro su di un bel cavallo bianco! Tu non eri un principe, non avevi il mantello azzurro e non avevi neppure un cavallo bianco; ma io ti ho sempre visto così.Da allora la mia vita è sempre stata piena solo ed esclusivamente di te, dei tuoi sorrisi, dei tuoi dolci e tristi occhi colore del cielo, delle tue labbra sensuali, della tua voce profonda e toccante, del tuo essere sempre a disposizione di chiunque te lo chiedesse, del tuo sapere sempre cosa dire per farmi felice, del tuo saper prendere la vita per il verso giusto, del tuo saper rendere ogni mia giornata una giornata stupenda..Ma forse questo era solo quello che io desideravo che tu fossi: ti ho messo là in cima ad un piedistallo e ti ho sempre guardato dal basso all’alto: tu eri il fidanzato perfetto, il figlio ideale, un marito modello, un padre eccezionale..Ed ho sbagliato, Dio solo sa quanto ho sbagliato, anche se solo per amore, ma ho sbagliato. Ho impedito a tutti e due di crescere, di fare le scelte giuste (o sbagliate) di maturare di un amore puro e non adolescenziale.Anche quando prima di sposarci ho avuto un momento di debolezza, perché mi sentivo trascurata dai tuoi mille e più impegni (lavoro, scouts, sport, amici…), e mi sono lasciata corteggiare da un mio collega, mi sono imposta di castrare questo mio sentimento perché amavo te e solo te e la mia vita doveva per forza essere con te.Ed ho ancora una volta sbagliato.Eppure quanto ti ho sentito vicino quando la sofferenza per la perdita per ben tre volte del frutto del nostro amore, il figlio che tanto desideravamo! Eravamo una cosa sola e il nostro amore ha sempre vinto: e così siamo riusciti a dare vita a due meravigliosi bambini.Anche se tu continuavi a fare la tua vita, a lavorare fino a tardi, ad andare tre volte la settimana a calcio, quasi tutti i giorni in piscina e a casa c’eri così poco da non riuscire ad elaborare un vero rapporto di coppia con te, per me eri sempre il TUTTO.Sono arrivata ad annullarmi per te perché avevo paura di perderti perché ero convinta di non poter vivere senza di te!E così quando è nato il nostro bambino , ti sei tolto la fede per la prima volta e mi hai detto di non amarmi più per me è stata la fine… ma il mio amore tutto poteva. Ho sopportato che tu avessi un’altra relazione con una donna separata e con una figlia, che tu tornassi ad ore impensate di notte senza lamentarmi, a farti da donna di servizio..E poi il mio amore ha vinto: sei tornato da me.Ma a che condizioni? Ancora più spaventata per la paura di perderti mi sono annullata del tutto. Giovanna era solo in funzione di Antonio . Da sola non valevo niente. E così ho rinnegato me stessa e, solo ora mi rendo conto, ho vissuto in modo triste, da sola, sempre da sola.Poi è arrivato il desiderio di fare quello che nessuno nella nostra famiglia aveva fatto: avere una casa di proprietà. E quanto abbiamo sudato e faticato per farla proprio come eravamo noi due. Una casa meravigliosa e accogliente.E ho continuato a sbagliare. Sulla tua testa pendeva sempre la tua ossessione per la morte, la tua voglia di essere sempre al centro, là sul piedistallo dove ti avevo messo, ma non solo per me. Sai quanto ho sempre odiato che tutte quelle donne ti girassero intorno! E tu infierivi dicendomi di fare la dieta, di fare del movimento. Inutile dirti quanto mi sono sempre sentita MENO.Meno anche della peggiore donna che ti era vicina. Non mi sono mai sentita amata per quello che ero, forse perché la VERA Giovanna tu non l’hai mai vista veramente.Come il tuo io voleva essere come gli altri desideravano, così tu mi volevi come tu desideravi.Ma il mio io dentro esplodeva e non sapeva come manifestarsi; così è iniziato l’acquisto degli animali per colmare l’immenso vuoto che era in me.Così mi sono tagliata i capelli e li ho fatti come tu li odiavi: volevo una tua reazione? O più semplicemente ho fatto qualcosa che piaceva a ME?Così è cominciata la nostra fine: si è ripetuta la storia di sei anni fa. Ti sei tolto la fede, mi hai detto che non mi amavi più che ti eri innamorato di un’altra (più vecchia e con due figli). Tu non puoi sapere quanto ho sofferto, quanto ancora mi sono sentita NULLA.E anche questa volta mi sono fatta tappetino per te. Ho sopportato, sopportato, sopportato. Finché qualcosa in me è morto: si , la Giovanna adolescente è morta.In me è maturato un sentimento di sopravvivenza, anche per amore dei miei bambini, che mi ha dato la forza di cambiare.Cambiare tutto: la forza che è dentro di me e smisurata, incontenibile. Vivo benissimo senza di te, semplicemente essendo me stessa, facendo quello che mi piace, amando quello che riesco a fare e quello che non riesco lo lascio perdere. Nel mio cuore ci sarai sempre ma finalmente posso dire a me stessa che sono bella così come sono, non perché ho al mio fianco Antonio , né perché sono la mamma nei nostri bambini , ma perché sono semplicemente IO.Mi voglio bene e adesso so che posso amare di un amore puro e vero e maturo e sincero e incondizionato e…Adesso mi sento pronta a dire a me stessa che sono libera, libera dalla falsità, dai vecchi abiti che mi vanno stretti dal tuo giudizio, libera dalla paura di perderti.Si perché se averti significa perdere me stessa, allora ben venga la separazione. Mi sono ritrovata e non voglio più smarrirmi nel tuo io.Adesso sono pronta a dirti: GRAZIE PER AVERMI LASCIATO.Ti voglio bene
Giovanna
Una mamma , dopo la separazione, trova la sicurezza in se stessa. Per il bene dei figli [21.Oct.2008]
Ricordo bene quando ero adolescente e avrei voluto che i miei genitori mi lasciassero fare da sola, e vivere la mia vita come un individuo indipendente…
E poi ancora, quando sono diventata mamma, mi ricordo ancora l’iscrizione che c’era all’entrata del nido dove portavo Alice e Giorgio …”aiutami a fare da solo”…
Eppure tutto questo non l’ho mai fatto mio veramente. Chissà perché, ma noi genitori pensiamo che i nostri figli abbiano bisogno in ogni momento della nostra presenza, del nostro aiuto, anche quando non ce lo chiedono..
La separazione da mio marito è stata una vera e propria rinascita per me: come donna, come amica, ma soprattutto come mamma.
Fino a quando ho pensato che i miei figli non potevano fare a meno di me, era proprio così: mi chiamavano così tante volte in una giornata che nemmeno sentivo più quando lo facevano..
Erano completamente dipendenti da me, perfino per decidere che programma guardare alla TV. E non parliamo poi dei compiti…
Pomeriggi interminabili seduta con loro al tavolo a dire: “vai avanti, vai avanti…”. Non avevano alcuno stimolo, alcuna motivazione…
Ma io sono cambiata: e i bambini hanno capito che la mamma c’è, è presente per loro, anche se non lo è di fatto.
Ad Alice ho detto che doveva iniziare ad arrangiarsi da sola e che io non avrei avuto più tanto tempo per seguire i suoi compiti. Così pure è stato per quanto riguarda le faccende domestiche…
Aveva una camera che era diventata inagibile: disordinata, polverosa, giochi sparsi dappertutto, vestiti messi e smessi lasciati sul bordo del letto…
E improvvisamente, nel momento in cui ho “tagliato” il cordone ombelicale, nel momento in cui IO mi sono resa indipendente dalle loro dipendenze, è avvenuto il miracolo.
Alice ha cominciato a fare i compiti da sola, a studiare da sola, a farsi lo zaino da sola, ad organizzarsi da sola. Alla mattina prende perfino l’autobus da sola, e torna a casa da sola.
Incredibile! E la sua stanza? Pulita (si può ancora migliorare), ordinata, ogni cosa a suo posto.
E Giorgio ? Con lui per quanto riguarda i compiti siamo ancora un po’ indietro, ma vedo che cerca di fare sa solo. La grande conquista è avvenuta per quanto riguarda il dormire. Da quando se n’è andato il papà, Giorgio ha cominciato a dormire nel lettone con me. Pensavo che non mi sarei più liberata di questa schiavitù. Eh si, perché pensavo fosse Giorgio a voler dormire con me e invece forse (anzi sicuramente) ero io che pensavo che lui volesse e gli impedivo di essere “grande” e dormire nel suo letto.
Senza troppa fatica, una sera gli ho detto che avrebbe dormito, da quella notte in poi, nel suo letto e con mio enorme stupore ha accettato, senza ribellarsi, quella decisione.
Ora Giorgio dorme nel suo letto, non si sveglia più di notte e io finalmente non mi alzo più con il mal di schiena.
Una lucida riflessione sulle dinamiche che hanno retto per tanti anni il matrimonio e di come il superamento dei propri virus possa far rinascere [21.Oct.2008]
Giovanni ,
non sono più capace nemmeno di scrivere “caro”…
E’ proprio vero: a volte, alla sera, nel buio della mia stanza, nelle notti insonni, mi capita di rivedere la mia vita come se fossi al cinema; un primo tempo dove ero insieme a te ed un secondo tempo, naturalmente senza di te.
Che dire del primo tempo? E’ come guardare qualcosa che non ti appartiene, che ha creato qualcun altro per te e in cui non ti trovi a tuo agio. Un film in bianco e nero per la maggior parte delle scene.
Le uniche scene a colori rimangono le nascite dei nostri figli, e si, lo ammetto, il giorno del nostro matrimonio. Il secondo tempo del film è tutto a colori, pieno di emozioni, anche negative, ma IO sono finalmente la protagonista e recito una parte che nessuno ha scritto per me, ma che scrivo mentre cammino, mentre penso, mentre amo, mentre piango, mentre gioco mentre VIVO.
Molte volte mi guardo indietro e vedo con grande dolore quanto la nostra vita insieme fosse sempre e solo piena di te.. Dei tuoi pensieri, dei tuoi umori, dei tuoi impegni, del tuo mancare. Mi sono sempre sentita inferiore a te, a quello che facevi e pure mi sentivo in colpa. La priorità era sempre la tua vita. E quanto questo mi ha reso infelice! Me ne rendo conto solo ora. Tu cercavi di essere quello che pensavi gli altri volessero che tu fossi; ma perché? Per il tuo egoismo, per la tua voglia di essere sempre MEGLIO degli altri, perché ti sentivi DIO.
E a me? A me chi pensava? Certo eri pieno di attenzioni e regali per me, ma solo perché volevi qualcosa indietro. Volevi assicurarti di essere sempre il numero uno, in qualsiasi cosa, anche nei miei pensieri.
Ma ripercorrendo ogni minuto della mia vita, mi sono resa conto che non mi hai mai chiesto come stavo, ma il “come stavo” che intendo io, non le semplici parole..
Cosa provavo, se ero felice o se mi VESTIVO di questa felicità solo per non perderti, per averti vicino. Mai che io mia sia sentita BELLA. Bella come la tua collega, che non mancavi mai di menzionarmi, della quale decantavi l’amore per te e il suo desiderio nei tuoi confronti. Mai che io mi sia sentita accettata per quello che ero: per te avrei dovuto andare in palestra, fare movimento per avere più desiderio sessuale nei tuoi confronti, mangiare di meno, lamentarmi di meno dei nostri problemi finanziari, non stressarti con le mie angosce… forse essere solo un soprammobile.
Chi si è mai preoccupato di capire ciò che c’era dentro di me, ciò che bolliva in pentola.. nessuno, nemmeno IO.
Mi sono sempre comunque ritenuta una persona fortunata: il Signore mi ha dato tanti talenti e io ne ho messi a frutto così pochi e così poco… Solo perché non mi sono amata abbastanza da vedermi.
Il mio amore per il canto, per la pittura, per i lavori manuali, per tutto ciò che è attinente al CREARE.. Ho sempre rinunciato a tutto. Per te. Ma l’avevo fatto volentieri. Adesso non lo farei più.
Mi è ritornata la vena creativa: ho creato dei bellissimi orecchini che tutti mi ammirano. C’è dentro la Carla nuova in tutto quello che adesso sto facendo, e ti stupirai veramente, perché ogni cosa che adesso sta uscendo da me è meravigliosa.
Vivo la vita come un dono: non sento che sono stata privata di te. Tu ci sei ancora e se devo essere sincera, mi manchi molto.
Ma adesso mi sento con i piedi ben saldi a terra: vedo i nostri bambini crescere e loro vedono in me quanto è importante essere se stessi, nel bene e nel male, essere autentici, vivere senza condizionamenti dall’esterno.
E’ bello vivere liberi e adesso io mi sento tale: non perché non ci sei più tu al mio fianco, ma perché mi sento le ali, ali che ho sempre costretto in un vestito non mio.
E’ strano vedere le cose molto limpide. Ed è strano sentire dentro, nonostante il dolore, la sofferenza e l’umiliazione che mi hai fatto provare andandotene per Monica, che TI AMO ancora. Ma è un amore diverso da quello di prima. E’ l’amore innanzitutto che viene dal PERDONO.
Forse sto scrivendo cose senza un filo logico ma io sono così, come mi ha sempre chiamata mio papà, un po’ eccentrica.
E’ la mia migliore qualità se non te ne sei reso conto…
Mi sento un gigante, capace di fare qualsiasi cosa, capace di provare qualsiasi cosa, capace, senza paura, di affrontare qualsiasi dolore.
Eh si, in verità ti devo proprio ringraziare. Mi hai fatto il regalo più grande senza nemmeno renderti conto: mi hai regalato una vita nuova, ME STESSA.
Ti voglio bene, 
Carla
Una mamma, da sola, lancia i figli nella vita. Le fatiche del percorso e la sensazione di un compito portato a termine [19.Oct.2008]
Ripensando al mio percorso di “madre sola” iniziato 12 anni fa non avrei mai creduto di poter giungere alla situazione e alle riflessioni attuali.All’epoca della morte inaspettata del padre i miei figli erano rispettivamente un bambino ed un adolescente.Posso dire che ero oltre che addolorata , terrorizzata all’idea di dover continuare a crescere da sola due figli così giovani, con l’impegno di seguirli, far continuare loro gli studi, di stare loro vicino e allo stesso tempo lavorare sodo per poterci mantenere.Il percorso non è stato semplice, non sono mancate difficoltà di varia intensità e preoccupazione, i momenti di panico e di angoscia.Grazie al cielo ho trovato sulla mia strada la possibilità di potermi , a mano a mano, confrontare, di poter esprimere i pesi ( a volte mi sembravano macigni) che mi gravavano, aprendo sempre più porte e intravedendo spunti , facendo entrare sempre più luce.Ora i miei figli sono adulti. Da più di un anno sono entrati nel mondo del lavoro. Li vedo faticare ma li colgo anche ben motivati e contenti dell’attività che stanno svolgendo.Quando anche il più giovane ha concluso gli studi , ho avuto un “ crollo” e d’improvviso mi sono sentita addosso , tutta in un colpo, la stanchezza accumulata negli anni ed ho avvertito tutto il peso dei miei anni....e di come li avevo vissuti....Gli ho parlato dicendogli: ecco ti consegno alla tua vita. Il mio compito educativo è finito. Quello che sono riuscita a darti, anche se limitato , te l’ho trasmesso. Ho commesso tanti errori ma la molla che mi ha sempre spinta è stata il cercare di volerti bene. D’ora in avanti ci sarò sempre quando vorrai e me lo chiederai , perchè una madre è per sempre, ma procederai tu autonomamente.Poi , piano piano ho cominciato a sentire un senso forte di sollievo: la mia responsabilità in prima persona nei loro confronti era finita! Entravo in un nuovo modo di relazionarmi con loro e......mi sono sentita sollevate le spalle! E’ stata una sensazione molto forte che mi ha fatto pensare che da quel momento in poi avrei dovuto e potuto re-inventarmi la mia vita ,con gli aspetti negativi e positivi della nuova situazione.Pochi mesi dopo , il maggiore, ormai 25enne mi ha comunicato il suo progetto di andare a vivere da solo.Mi è sembrata una esigenza sacrosanta per quell’età.Il periodo che ha accompagnato la realizzazione di questa sua scelta è stato contrapposto dal suo entusiasmo e da quello che ho chiamato “ un fuoco sacro” dal quale era pervaso, al mio dolore profondo e viscerale per questo distacco: la mente mi diceva che era giusto così per la sua crescita e la sua autonomia, ma dentro mi sentivo lacerare.Stavo consegnando anche lui alla vita , e questo sarebbe stato “per sempre”.Mi sono venute in mente la parole di Kahlil Gibran ne “ Il Profeta” che dice:“ I vostri figli non sono vostri.Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa.Essi vengono attraverso di voi , ma non da voi,E, benché vivano con voi, ciò non di meno non vi appartengono.”“ Potrete cercare di essere simili a loro, ma non potrete farli simili a voi,Perchè la vita procede e non si attarda mai sopra il passato.Voi siete gli archi da cui i figli come frecce vive sono scoccati avanti.”Ora stiamo sperimentando e inventando , tutti e tre, un nuovo modo di relazionarci, che procede fra confronti, discussioni e ....nuove intese!Una mamma

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